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L’Italia sempre più preparata a fronteggiare l’arresto cardiaco

Un trend chiaro, che emerge in occasione della Giornata Mondiale della RCP

Il 16 ottobre si rinnova l’importante iniziativa globale conosciuta come “World Restart a Heart Day” , la giornata dedicata alla sensibilizzazione sulla rianimazione cardiopolmonare.
Numerosi anche i convegni tematici che si sono tenuti in tutti il mondo, compreso il nostro paese.

In questa occasione, è stata evidenziata la crescente preparazione dell’Italia nel fronteggiare i casi di arresto cardiaco, che registra circa 60.000 eventi all’anno nel paese, una parte dei 400.000 che si verificano in Europa.

Nonostante la presenza di testimoni in più della metà dei casi, solo il 58% inizia le procedure di salvataggio e meno di un terzo utilizza un defibrillatore.
Questi interventi portano a un tasso di sopravvivenza da arresto cardiaco di circa l’8%, come sottolineato durante l’evento della Giornata Mondiale per la Rianimazione CardioPolmonare.

La chiave per mitigare le conseguenze di questi incidenti, spesso occorsi fuori da strutture mediche, è stata delineata da Federico Fiorenzo Semeraro, presidente eletto dello European Resuscitation Council. La procedura standard prevede l’identificazione immediata dell’arresto cardiaco, la chiamata al servizio di emergenza 112, la ricerca di un defibrillatore e l’avvio della rianimazione.

L’esempio vincente viene dalla Danimarca, che ha visto un triplicamento del tasso di sopravvivenza grazie a una diffusa educazione.
Uno studio danese, ha osservato che l’aumento della sopravvivenza è associato a un notevole incremento della percentuale dei soccorritori occasionali che sono stati in grado di effettuare la rianimazione cardiopolmonare in attesa dell’arrivo dei soccorsi (dal 27% del 2005 all’80% del 2019).
L’Italian Resuscitation Council ha sottolineato che la crescita significativa nell’efficacia degli interventi di soccorso in Danimarca è stata influenzata dalla decisione di rendere obbligatoria la formazione in rianimazione cardiopolmonare a partire dal 2006. Questo requisito è stato imposto per il conseguimento della patente di guida e per l’accesso a determinati percorsi di formazione professionale, portando a un aumento esponenziale dei certificati emessi: da 35.000 nel 2005 a oltre 200.000 annualmente negli anni a seguire.

L’Italia, seguendo questo modello, ha introdotto una legislazione pionieristica in materia di rianimazione. La “legge salvavita” impone la presenza di defibrillatori nei luoghi pubblici e promuove la formazione nelle scuole, con l’obiettivo di elevare la sopravvivenza in situazioni di arresto cardiaco. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati e promotore della legge, riconosce che questa è solo l’inizio di un percorso più lungo.
Il Ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, ha fatto progressi approvando decreti attuativi e lavora allo sviluppo di un’app per la geolocalizzazione dei defibrillatori. In ambito scolastico, si muove verso l’obbligatorietà dell’insegnamento delle manovre di supporto vitale di base, come rivelato da Paola Frassinetti, sottosegretario al Ministero dell’Istruzione.

Ulteriori incentivi sono proposti da Mulè, come agevolazioni fiscali per chi installa defibrillatori nei condomini, data l’alta incidenza di arresti cardiaci in ambito domestico. Questi sforzi sono destinati ad aumentare significativamente il numero di vite salvate ogni anno.

Avanti così!

 

FONTI:

 

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