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RCP Rianimazione CardioPolmonare

L’acronimo RCP significa Rianimazione Cardio Polmonare, un insieme di manovre (massaggio cardiaco e ventilazioni) necessarie per mantenere ossigenati gli organi e i tessuti del nostro corpo quando il cuore non è più in grado di contrarsi in maniera efficace e, quindi, di convogliare il sangue attraverso i vasi sanguigni. Queste manovre, se eseguite tempestivamente e in maniera corretta, possono salvare la vita a migliaia di persone.

Mediante le manovre RCP, infatti, il soccorritore, supportando artificialmente la respirazione e la circolazione, può ritardare la morte biologica del paziente in attesa del soccorso avanzato o dell’arrivo di un defibrillatore.

L’esecuzione della RCP, quindi, non garantisce il salvataggio del soggetto, ma ne incrementa la probabilità di sopravvivenza e, in caso di ripresa, la probabilità che il paziente non riporti danni cerebrali permanenti. La RCP da sola, infatti, non è sufficiente a risolvere situazioni come, ad esempio, l’arresto cardiaco, per il quale è necessario un defibrillatore.

Come si esegue la RCP?

La Rianimazione Cardio Polmonare appartiene all’insieme di manovre del cosiddetto supporto delle funzioni vitali di base, meglio noto con l’acronimo BLS, derivante dall’inglese Basic Life Support. La definizione BLS-D, invece, si riferisce al protocollo BLS con l’aggiunta della procedura di defibrillazione (Basic Life Support and Defibrillation).

Queste manovre possono essere eseguite:

  • su persone che presentano una ostruzione delle vie aeree dovuta da corpi estranei;
  • su persone prive di coscienza e di respirazione efficace;
  • su persone in arresto cardiaco.

L’ILCOR (International Liaison Committee on Resuscitation) riunisce le principali organizzazioni scientifiche che sviluppano i protocolli della RCP/BLSD. Tra i principali appaertenenti al comitato ILCOR ci sono l’European Resuscitation Council (ERC) e l’American Heart Association (AHA) che, assieme ad altre associazioni, hanno schematizzato la cosiddetta “Catena della Sopravvivenza” che descrive la sequenza di azioni, tra loro strettamente collegate come gli anelli di una catena, ed internazionalmente rappresentata da 4 principali anelli interdipendenti. L’ordine cronologico delle azioni sintetizza i passaggi fondamentali per soccorrere una persona in arresto cardiocircolatorio o che si trova in una delle condizioni sopraelencate.Catena Della Sopravvivenza

  1. Il primo anello della catena, cioè il primo passaggio da svolgere, è costituito dal riconoscimento e dall’allertamento precoce del Sistema di Soccorsi di Urgenza ed Emergenza (112 o 118).
  2. Nel secondo anello è previsto effettuare una RCP precoce (compressioni toraciche esterne + respirazione artificiale).
  3. Il terzo anello è rappresentato dalla defibrillazione precoce.
    Queste prime tre azioni possono essere svolte anche da personale laico.
  4. Il quarto anello rappresenta le prime cure avanzate da parte dei sanitari territoriali allertati 118/112 (questi ultimi possono somministrare farmaci ed adottare manovre di pertinenza esclusiva al personale medico o infermieristico).

La Catena della Sopravvivenza include un quinto anello che precede i 4 appena citati: la Prevenzione e la Sorveglianza, elementi chiave soprattutto nei bambini e infine un sesto e ultimo anello relativo al Supporto Vitale e all’Assistenza Post Arresto Avanzati (terapia e cura).

Le manovre RCP cambiano in funzione di 3 tipologie di soggetti:

  • Adulti;
  • Bambini;
  • Lattanti.

RCP sugli adulti

La RCP può essere eseguita da uno o più soccorritori che si alternano nelle due posizioni di intervento.
Valutata la sicurezza dello scenario e del soccorritore, in presenza di vittima incosciente che non risponde agli stimoli esterni, occorre:

1. Posizionare il paziente supino su un piano rigido.

2. Liberare le vie aeree dell’individuo estendendo il capo all’indietro e rimuovendo da esse, ove possibile e se affioranti, eventuali corpi estranei (protesi, residui di cibo, ecc.). Attenzione: è importante evitare esplorazioni del cavo orale alla cieca!

3. Valutare il respiro del paziente mediante lo schema G.A.S. per non più di 10 secondi:

Guardare se il torace dell’individuo si alza e si abbassa;

Ascoltare eventuali rumori respiratori;

Sentire se fuoriesce aria dalla bocca del paziente.

SE LA VITTIMA NON RESPIRA, CHIAMARE O FAR CHIAMARE I SOCCORSI E PROCEDERE IMMEDIATAMENTE CON LE MANOVRE DI RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE.
Tali manovre devono essere eseguite a determinati intervalli di tempo e seguendo un algoritmo ben preciso. Più nel dettaglio, è necessario alternare 30 compressioni toraciche a 2 ventilazioni artificiali (rapporto 30:2).

4. Posizionarsi a lato del paziente.

5. Sovrapporre le mani nel centro del suo torace e, mantenendo tese le braccia, effettuare 30 compressioni toraciche con una profondità di 5 centimetri (non oltre i 6 cm), avendo cura di ritornare completamente nella posizione iniziale per far sì che il torace dell’individuo si espanda nuovamente fra una compressione e l’altra.

6. Dopo aver eseguito 30 compressioni toraciche, effettuare 2 ventilazioni appoggiando la propria bocca sulla mascherina (se la manovra avviene con maschera oro-nasale) o direttamente sulla bocca della persona (respirazione bocca-bocca), chiudendo le narici dell’individuo con due dita e soffiando costantemente per circa 1 secondo, controllando che il torace del paziente si sollevi.

7. Dopo aver effettuato le due ventilazioni, eseguire altre 30 compressioni toraciche e ripetere il ciclo compressioni-ventilazioni fino all’arrivo dei soccorsi o, eventualmente, fino all’arrivo di un defibrillatore semiautomatico o automatico esterno (DAE).

Il massaggio cardiaco deve essere effettuato con una frequenza di 100-120 compressioni al minuto (30 compressioni in circa 15/18 secondi).

RCP pediatrica (bambino e lattante)

Poiché le caratteristiche fisiche dei bambini sono differenti da quelle di un adulto, le manovre di Rianimazione Cardio Polmonare da eseguire su di essi sono leggermente differenti da quelle sopra riportate.

Come per l’adulto, valutata la sicurezza dello scenario e del soccorritore, in presenza di un bambino/lattante incosciente che non risponde agli stimoli esterni, occorre:

  • Chiamare Aiuto;
  • Aprire le vie aeree e valutare con la manovra GAS la presenza di un respiro efficace. La pervietà delle vie aeree deve essere effettuata con più delicatezza rispetto all’adulto, e, per i lattanti, mantenendo la testa in posizione neutra.

Se il lattante/bambino non respira, si può procedere con le seguenti manovre:

1. Effettuare 5 ventilazioni di soccorso.
Nei bambini con volto piccolo e nei lattanti è possibile modificare le insufflazioni rispetto all’adulto appoggiando la propria bocca sulla bocca e sul naso del paziente. Le insufflazioni devono essere costanti e della durata di 1 secondo. Ad ogni insufflazione controllare che il torace si sollevi come in un normale atto respiratorio. Staccare la propria bocca dal bambino e verificare che il torace torni ad abbassarsi completamente. Inspirare e ripetere per altre quattro volte la manovra.

2. Dopo aver effettuato le 5 insufflazioni verificare la presenza dei segni di circolo per non più di 10 secondi eseguendo lo schema MO-TO-RE:
MOvimento;
TOsse;
REspiro.

SE IL BAMBINO/LATTANTE DÀ SEGNI DI VITA, CONTINUARE CON LE VENTILAZIONI SE NECESSARIO, CON UNA FREQUENZA DI 12 – 20 ATTI AL MINUTO.

SE NON SONO PRESENTI SEGNI DI VITA, PROCEDERE CON LA RCP.

In questo caso, il rapporto compressioni/ventilazioni è di 15:2 (15 compressioni toraciche e 2 ventilazioni). Per personale non addestrato è consigliabile procedere con il rapporto 30:2.

3. Eseguire le compressioni toraciche:

  • Lattanti: appoggiare due dita di una mano sulla metà inferiore dello sterno e comprimere il torace di circa 4 centimetri (1/3 del diametro del torace), poi rilasciare completamente.
  • Bambini sopra l’anno d’età: appoggiare il palmo di una sola mano sulla metà inferiore dello sterno dell’individuo tenendo le dita sollevate e allineando spalla e gomito. Comprimere il torace con una profondità di 5 centimetri mantenendo una frequenza di 100-120 compressioni al minuto, avendo cura di rilasciarlo completamente dopo ogni compressione.

In caso di bambini grandi e/o nel caso in cui il soccorritore sia particolarmente esile, è possibile procedere come se si dovesse effettuare il massaggio cardiaco esterno su un adulto. Quindi, si prosegue alternando 30 compressioni toraciche a 2 ventilazioni.

Nei bambini/lattanti, in presenza di un solo soccorritore, prima di allontanarsi per chiedere aiuto, è necessario procedere con un minuto di RCP (circa 5 cicli). È possibile trasportare il piccolo mentre si va chiedere aiuto per ridurre al minimo le interruzioni della RCP.

Quando si esegue la RCP?

La Rianimazione Cardio Polmonare deve essere effettuata solo se il paziente NON è cosciente, NON respira o comunque non respira normalmente.

 

Quando interrompere la RCP?

La Rianimazione Cardio Polmonare deve essere interrotta qualora si verifichi una delle seguenti condizioni:

  • il bambino/lattante ricomincia a respirare in autonomia;
  • appena si ha a disposizione un defibrillatore automatico o semiautomatico esterno (DAE) da non utilizzare su bambini sotto l’anno di vita;
  • la RCP può essere eseguita da personale qualificato;
  • il soccorritore è esausto al punto di non essere più in grado di continuare nelle manovre.

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