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Linee Guida per la Rianimazione ERC e orientamento per una RCP di qualità

Le Linee Guida per la Rianimazione ERC (European Resuscitation Council) subiscono sostanziali variazioni ogni 5 anni (la pubblicazione delle nuove L.G. programmata per l’autunno 2020 è slittata al 2021 a causa della persistenza dell’emergenza COVID-19).

Il documento, redatto in seguito al confronto dei vari comitati scientifici europei, racchiude un riassunto esecutivo degli algoritmi essenziali per la rianimazione del bambino e  dell’adulto.

Il testo è suddiviso in diverse sezioni dettagliate:

  1. Riassunto esecutivo
  2. Supporto di base delle funzioni vitali nell’adulto e utilizzo di defibrillatori automatici esterni
  3. Supporto di base delle funzioni vitali nell’adulto
  4. Arresto cardiaco in circostanze speciali
  5. Trattamento post-rianimatorio
  6. Supporto delle funzioni vitali in età pediatrica
  7. Rianimazione e transizione assistita dei neonati alla nascita
  8. Gestione iniziale delle sindromi coronariche acute
  9. Primo soccorso
  10. Formazione e implementazione della rianimazione
  11. Etica della Rianimazione Cardiopolmonare e delle decisioni di fine vita.

Le sezioni non descrivono in maniera assoluta l’unica modalità attraverso la quale è possibile eseguire una rianimazione; esse riportano in generale una visione ampiamente condivisa ed accettata su come una rianimazione dovrebbe essere intrapresa in modo sicuro ed efficace.

Da rilevare che la pubblicazione delle raccomandazioni di trattamento nuove e aggiornate non implica che la pratica clinica corrente sia meno sicura.

Gran parte delle informazioni contenute nelle Linee Guida ERC sono indirizzate al mondo sanitario ma esistono numerosi riferimenti dedicati ai cosiddetti Soccorritori Laici, First Responder  addestrati.

Le Procedure di Soccorso rivolte ai “non professionisti”, sono state via via semplificate allo scopo di incoraggiare il maggior numero di persone ad intervenire in presenza di eventi improvvisi che comportino una reale minaccia alla sopravvivenza dell’individuo scongiurando, o quantomeno attenuando, il progressivo danno che insorge a livello cerebrale e che progredisce di un 10% per ogni minuto che passa dall’esordio dell’Arresto Cardiaco Improvviso.

Fondamentale è garantire una efficace interazione tra i First Responder disposti a prestare una immediata RCP, associata a una defibrillazione precoce e gli Operatori di Centrale Operativa (112 o 118 a seconda delle regioni).

La risposta pronta e coordinata da parte della comunità rappresenta la chiave di miglioramento della sopravvivenza da arresto cardiaco, senza danni o residuati neurologici, che si manifestano nell’individuo colpito.

Da ciò ne deriva che uno degli elementi cardine su cui si basano le Linee Guida nella gestione dell’Arresto Cardiaco Improvviso sia la Formazione, la diffusione della cultura del Primo Soccorso e delle manovre salvavita, in modo che arrivino al maggior numero di persone possibile.

Il fattore che determina un soccorso di successo anziché una morte (evitabile) è strettamente legato alla “tempo dipendenza” e la differenza tra un esito positivo da uno infelice si concretizza con un rapido intervento “On Site” del Soccorritore in abbinamento alla presenza dei Defibrillatori collocati sul territorio.

La disponibilità ad intervenire da parte di un laico deve essere incentivata, incoraggiata e supportata da tutti gli addetti ai lavori, dai professionisti del Soccorso e dell’Emergenza, in particolare Medici e Infermieri e dalle aziende che, nel rispondere alle richieste delle comunità scientifiche, hanno il dovere di sviluppare e di produrre dispositivi sempre più semplici e performanti, che supportino il “buon samaritano” nelle prime e importantissime fasi del
soccorso.

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