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Defibrillatori Lombardia: un tema che non trova spazio

È deluso il presidente di SessantamilavitedaSalvare Altomilanese, Mirko Jurinovich: «È toccato alle associazioni del territorio raccogliere il testimone per la diffusione dei defibrillatori».

Dopo 15 anni dall’installazione dei primi due defibrillatori semiautomatici esterni (DAE), nonostante le continue campagne di sensibilizzazione, si è notato come il tema della cardioprotezione, in Lombardia come nel resto delle regioni italiane, fatichi a prendere piede.

A riprova di ciò, il fatto che, dopo più di un decennio, i defibrillatori installati nella zona dell’Alto Milanese sono stati solamente 350. Oltre a questo, si aggiunge il fatto che il disegno di legge sulla diffusione dei defibrillatori ad accesso pubblico, approvato alla Camera lo scorso anno, è tuttora fermo in Senato.

Per questi motivi, è deluso, ma non scoraggiato, il presidente di SessantamilavitedaSalvare Altomilanese, Mirko Jurinovich, che la scorsa settimana ha ricordato con queste parole l’inaugurazione dei primi due DAE nel territorio milanese: «Uno fu installato al centro commerciale “Move In” di Cerro Maggiore, l’altro venne dato in dotazione alla Polizia Locale che lo mise sulla sua vettura di servizio. Gli agenti della Polizia Locale e il personale della sicurezza del “Move In” furono i primi cittadini “laici”, ovvero non sanitari, ad essere formati all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico esterno. Una vera rivoluzione, visto che fino ad allora questo apparecchio era presente solo nei reparti ospedalieri e nelle strutture decentrate dell’Azienda Ospedaliera di Legnano. Questo momento rappresentò l’inizio della “fase 2” del Progetto Cuore sviluppato dall’Azienda Ospedaliera di Legnano che, seguendo i dettami della legge 120 del 2001, dopo aver formato il personale infermieristico, prevedeva il coinvolgimento dei cittadini nella rete di soccorso alle persone colpite da arresto cardiaco».

Ma, come ha sottolineato Jurinovich, dopo un inizio promettente che aveva visto anche il coinvolgimento degli istituti scolastici e l’impegno della sanità pubblica, l’entusiasmo si è spento ed «è toccato alle associazioni del territorio raccogliere il testimone per la diffusione dei defibrillatori».

Dopo anni di lavoro, infatti, la sua associazione è riuscita a coinvolgere numerosi comuni e realtà, ampliando la rete dei DAE (oggi anche automatici) presenti sul territorio. Oltre ai corsi di formazione, è stata sviluppata anche un’applicazione per smartphone e tablet per permettere ai cittadini di individuare i defibrillatori più vicini al luogo dell’emergenza.

Eppure, secondo Jurinovich, il tema della cardioprotezione continua a trovare poco spazio nell’agenda politica del Governo e nell’opinione pubblica.

«Anche a livello nazionale, dopo la legge 120 del 2001, tutto si è bloccato – ha tenuto a ricordare – e nonostante l’introduzione dell’obbligo di dotazione dei defibrillatori negli impianti sportivi abbia quadruplicato la sopravvivenza (passata in Lombardia dal 22 all’88%), le 60.000 morti annue a causa dell’arresto cardiaco, con anche 200 vittime al giorno, sono inspiegabilmente considerate “accettabili” sia dall’opinione pubblica che dalla politica, e non sollevano lo stesso allarme sociale provocato dai morti per Covid-19. Anche il disegno di legge che prevede la riforma della defibrillazione pubblica tramite la liberalizzazione dell’uso del defibrillatore e la realizzazione di campagne mediatiche informative, dopo la rapida e unanime approvazione alla Camera, è fermo in Senato dal settembre 2019».

Chissà se questa denuncia servirà a sensibilizzare i nostri politici e le persone comuni su questo importantissimo tema: noi ce lo auguriamo di cuore!


Fonte: https://www.legnanonews.com/

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