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Arresto cardiaco: cosa fare e come riconoscerlo

Ogni anno in Italia 60mila persone vengono colpite da Arresto Cardiaco Improvviso; di questi, almeno 50mila hanno oltre 35 anni.

Imprevedibile e inatteso, l’arresto cardiocircolatorio colpisce chiunque e dovunque: per strada, al bar e nei luoghi pubblici, sui campi di gioco e nelle strutture sportive, nei luoghi di lavoro e di studio, alla guida del proprio mezzo di trasporto. Ogni anno le vittime di arresto cardiaco superano di gran lunga quelle causate dagli incidenti stradali e dall’AIDS.

I dati hanno confermato come l’arresto cardiaco costituisca il 15% delle morti totali (Morte Cardiaca Improvvisa), e che il 50% di essi siano pazienti riconosciuti cardiopatici. Inoltre, il 70% delle morti cardiache improvvise si verifica fuori dagli ospedali.

Se in più della metà dei casi l’arresto cardiaco colpisce chi è già noto come cardiopatico, negli altri casi si tratta spesso di persone apparentemente sane, nel pieno degli anni, nelle quali la morte avviene entro un’ora dai primi disturbi, ma spesso è istantanea e coincide con il primo sentirsi male.

Dell’arresto cardiaco sappiamo che, oltre che improvviso, è anche inatteso e determinato in prevalenza da un attacco cardiaco/minaccia di infarto cardiaco. Può però avvenire anche in seguito a trauma toracico, annegamento, soffocamento, folgorazione elettrica, intossicazione da farmaci o droghe. Non infrequentemente è legato a malformazioni dell’impianto elettrico del cuore evidenziabili con accertamenti semplici come l’elettrocardiogramma.

Cause di arresto cardiaco

L’aritmia che determina l’arresto cardiaco e quindi la morte improvvisa è più spesso la fibrillazione ventricolare, che trasforma in una vibrazione caotica la regolare azione di pompa del sangue da parte del cuore. La circolazione del sangue si arresta istantaneamente. La vittima perde conoscienza, respiro e polso e cade a terra o si accascia inanimata.

Per un periodo di 4-5 minuti l’organismo consuma la sua riserva di ossigeno poi, se niente interviene a ripristinare il ritmo e quindi la circolazione sanguigna, gli organi entrano in sofferenza, per primo il cervello. Oltre i 10-15 minuti la morte da apparente diviene definitiva.

Se uno shock di emergenza non viene erogato al cuore per ripristinare il suo ritmo regolare attraverso l’uso del defibrillatore, la morte si verifica in pochi minuti. Infatti, oltre il 70% delle vittime di fibrillazione ventricolare muore prima di raggiungere l’ospedale.

La Morte Cardiaca Improvvisa può verificarsi anche in persone attive e soggetti sani, senza precedenti problemi cardiaci o altri problemi di salute.

La causa principale? Gli squilibri idroelettrolitici, in particolare quelli che affliggono il tasso di potassio nel sangue, fenomeno molto frequente dopo esercizio fisico, diarrea o sudorazione profusa.

L’arresto cardiaco copisce persone che hanno problemi di cuore o altri problemi di salute, anche se essi non lo sanno ancora, ma anche una parte importante di soggetti senza nessuna patologia cardiovascolare, sena distinzioni di genere o età. Proprio perchè può copire chiunque e per la rapidità dell’evento, prende il nome di Arresto Cardiaco Improvviso o Morte Cardiaca Improvvisa.

Sintomi arresto cardiaco

I segni e sintomi che indicano che una persona ha un maggiore rischio di morte cardiaca improvvisa sono:
– una frequenza o ritmo cardiaco anormale (aritmia) da causa sconosciuta;
– una frequenza cardiaca elevata (tachicardia) che viene e va, anche quando la persona è a riposo;
– episodi di svenimento (sincope) da causa sconosciuta.

È importante sapere, però, che far ripartire il cuore di una persona colpita da arresto cardiaco è possibile e tutti possono farlo.

Come? Con l’avvento del defibrillatore automatico esterno (DAE), apparecchio salvavita accessibile e utilizzabile anche da personale “laico” purché addestrato ed autorizzato.

Il DAE consente di interrompere la fibrillazione ventricolare e salvare la vittima di arresto cardiaco; è in grado, infatti, di riconoscere la fibrillazione ventricolare ed erogare una scarica elettrica al cuore attraverso il torace del paziente che, se tempestiva, interrompe l’aritmia. L’attività elettrica del cuore viene azzerata per un momento e poi riprende con un ritmo spesso efficace e regolare.

In attesa della defibrillazione esterna, infine, è utile eseguire le manovre di rianimazione cardiopolmonare, con le quali è possibile, specie nei casi di intervento oltre i 3 minuti, raddoppiare il tempo utile per intervenire senza danno successivo neurologico.

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