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DAE e pacemaker: si può usare il defibrillatore su una persona con pacemaker?

Come usare correttamente il DAE su una persona con pacemaker in caso di arresto cardiaco

Quando si parla di arresto cardiaco e defibrillazione, una delle domande più frequenti nei corsi BLSD e tra chi gestisce un defibrillatore in azienda è questa: si può usare il DAE su una persona con pacemaker?

Il dubbio è comprensibile. Chi ha un pacemaker ha già un dispositivo elettronico impiantato nel torace e l’idea di applicare una scarica elettrica può generare timore.

Tuttavia, in caso di arresto cardiaco, la priorità assoluta è una sola: salvare la vita.

Cos’è un pacemaker e dove si trova

Il pacemaker è un piccolo dispositivo elettronico impiantato chirurgicamente sotto la pelle, generalmente nella parte alta del torace, poco sotto la clavicola.

È collegato al cuore tramite elettrocateteri e serve a regolare il ritmo cardiaco quando questo è troppo lento o irregolare.

In molti casi è visibile come una piccola protuberanza sottocutanea. Proprio questa posizione superficiale genera la preoccupazione più comune: la scarica del defibrillatore può danneggiarlo?

Si può usare il DAE su una persona con pacemaker?

La risposta è chiara: sì, il DAE va utilizzato anche se la persona ha un pacemaker.

In caso di arresto cardiaco, la defibrillazione precoce è il trattamento risolutivo più efficace per ripristinare un ritmo cardiaco vitale in presenza di fibrillazione ventricolare o tachicardia ventricolare senza polso.

Non utilizzare il defibrillatore per timore di danneggiare il pacemaker significa ridurre drasticamente le possibilità di sopravvivenza.

Le linee guida internazionali sulla rianimazione, come quelle dell’European Resuscitation Council, indicano chiaramente che la presenza di un pacemaker non rappresenta una controindicazione all’uso del DAE.

L’eventuale rischio di interferenza con il dispositivo impiantato è secondario rispetto alla necessità immediata di trattare l’arresto cardiaco.

Il DAE può danneggiare il pacemaker?

È possibile che una scarica elettrica possa temporaneamente interferire con il funzionamento del pacemaker. Tuttavia, i dispositivi moderni sono progettati per resistere a questo tipo di stimoli elettrici esterni.

Anche nel raro caso in cui il pacemaker subisse un malfunzionamento, il paziente si troverebbe comunque in una condizione di arresto cardiaco, quindi senza intervento la prognosi sarebbe fatale.

La defibrillazione resta quindi la scelta corretta.

Dal punto di vista clinico e operativo, il beneficio supera di gran lunga qualsiasi rischio teorico.

Dove posizionare le piastre del DAE in presenza di pacemaker

L’unica accortezza richiesta riguarda il posizionamento delle piastre adesive.

Se il pacemaker è visibile o palpabile sotto la pelle, è sufficiente evitare di applicare la piastra direttamente sopra il dispositivo.

Se il dispositivo è palpabile si consiglia di mantenere una distanza di almeno 2,5 centimetri dal punto in cui è impiantato.

La posizione standard delle piastre resta valida: una sotto la clavicola destra e l’altra sul fianco sinistro del torace. Se il pacemaker si trova proprio nell’area prevista per la piastra superiore, è sufficiente spostarla leggermente più lateralmente.

Non sono richieste manovre particolari, non servono protocolli differenti e non bisogna perdere tempo prezioso in valutazioni complesse.

Cosa fare in caso di arresto cardiaco in una persona con pacemaker

La sequenza di intervento non cambia rispetto a qualsiasi altro paziente:

  • verificare lo stato di coscienza e la respirazione
  • chiamare immediatamente i soccorsi
  • iniziare le compressioni toraciche
  • applicare il DAE appena disponibile

Il defibrillatore analizzerà autonomamente il ritmo cardiaco e indicherà se è necessaria la scarica.

Il soccorritore non deve decidere nulla in autonomia: il dispositivo guida passo dopo passo.

È fondamentale comprendere che il pacemaker non “protegge” dall’arresto cardiaco. Una persona con pacemaker può comunque sviluppare fibrillazione ventricolare e, in quel caso, solo la defibrillazione può salvarla.

Perché questo dubbio è così diffuso

Durante i corsi di formazione emerge spesso la paura di “fare danni”. È una reazione naturale, soprattutto in contesti aziendali dove il DAE è affidato a personale non sanitario.

Proprio per questo è essenziale fare informazione corretta.

Il rischio maggiore non è usare il defibrillatore su una persona con pacemaker. Il rischio reale è non usarlo.

La sopravvivenza in caso di arresto cardiaco diminuisce di circa il 10% per ogni minuto senza defibrillazione. Ritardare l’intervento per un dubbio tecnico può compromettere in modo irreversibile l’esito.

DAE e pacemaker: il messaggio chiave

In presenza di arresto cardiaco, il DAE deve essere utilizzato sempre, anche se la persona ha un pacemaker.

È sufficiente evitare di posizionare le piastre direttamente sopra il dispositivo impiantato. Per il resto, la procedura è identica a quella prevista per qualsiasi altro paziente.

Informarsi e formarsi correttamente significa essere pronti ad agire senza esitazioni. Ed è proprio questa prontezza che può fare la differenza tra la vita e la morte.

Fonti:

Boston Scientific

American Heart Association

European Resuscitation Council (ERC)

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