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RE.A.C.T.: anche il Trentino punta sulle app per salvare vite in caso di arresto cardiaco

La Provincia autonoma di Trento introduce un sistema che allerta i responder più vicini e indica il DAE disponibile nelle vicinanze

Quando si verifica un arresto cardiaco, il tempo che trascorre tra l’evento e l’inizio delle manovre di rianimazione può essere determinante.

Per questo, accanto alla diffusione dei defibrillatori e alla formazione BLSD, anche la tecnologia sta assumendo un ruolo sempre più importante nella costruzione di una rete di cardioprotezione capace di intervenire nei primi minuti dell’emergenza.

Dopo le esperienze già avviate in diverse aree italiane, anche il Trentino si dota di un sistema per allertare i cittadini disponibili a intervenire in caso di arresto cardiaco.

Si tratta di RE.A.C.T. – Responder Arresto Cardiaco Trentino, il servizio promosso da ASUIT e Trentino Emergenza che permette di geolocalizzare i responder presenti nelle vicinanze di un sospetto arresto cardiaco e di indicare loro la posizione dell’evento e del DAE più vicino.

Il sistema è stato presentato pubblicamente nell’agosto 2026.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo verso un modello di cardioprotezione nel quale cittadini formati, DAE, sistemi di allerta e centrale operativa lavorano insieme per ridurre il tempo di intervento.

 

Che cos’è RE.A.C.T. e come funziona

RE.A.C.T. è un’applicazione mobile geolocalizzata sviluppata per supportare la risposta all’arresto cardiaco extraospedaliero.

Il principio è semplice: quando la Centrale operativa di Trentino Emergenza riceve una chiamata relativa a un sospetto arresto cardiaco, oltre ad attivare i mezzi di soccorso e fornire al chiamante le istruzioni necessarie per iniziare la rianimazione cardiopolmonare, il sistema può individuare i responder presenti nelle vicinanze.

Ai cittadini disponibili viene quindi inviata una notifica con:

  • la posizione dell’emergenza;
  • la posizione del DAE più vicino;
  • le indicazioni per raggiungere il luogo dell’evento e il defibrillatore.

Il responder che accetta l’intervento può raggiungere la persona colpita da arresto cardiaco, iniziare o supportare le manovre di rianimazione e, quando necessario, recuperare il DAE indicato dall’app.

Un elemento particolarmente importante è il supporto telefonico della Centrale operativa di Trentino Emergenza, che accompagna il responder durante l’intervento.

L’obiettivo è ridurre il cosiddetto “no-flow”, cioè l’intervallo di tempo durante il quale il cuore non garantisce una circolazione efficace e non vengono ancora avviate le manovre di rianimazione.

 

Perché una app può essere importante durante un arresto cardiaco

L’arresto cardiaco è un’emergenza tempo-dipendente.

Quando il cuore si arresta, la circolazione sanguigna viene interrotta e cervello e altri organi non ricevono più ossigeno. Per questo è fondamentale riconoscere rapidamente l’emergenza, chiamare il 112, iniziare la RCP e utilizzare un DAE quando disponibile e indicato.

L’European Resuscitation Council considera la RCP precoce e la defibrillazione due elementi fondamentali della catena della sopravvivenza.

Il problema è che l’ambulanza non può essere sempre la prima risorsa a raggiungere la persona.

Un cittadino che si trova a poche centinaia di metri dall’evento potrebbe infatti essere in grado di iniziare le compressioni toraciche o recuperare un defibrillatore prima dell’arrivo dei soccorritori professionisti.

È proprio in questo spazio temporale che si inseriscono i sistemi di allerta per i First Responder.

Le linee guida ERC hanno sottolineato l’importanza dei sistemi di risposta precoce e dell’accesso pubblico alla defibrillazione: quando possibile, la defibrillazione nei primi 3-5 minuti dall’arresto può consentire percentuali di sopravvivenza molto più elevate nei ritmi defibrillabili.

RE.A.C.T. nasce quindi con una finalità precisa: avvicinare una persona in grado di intervenire e un DAE alla vittima nel minor tempo possibile.

 

Chi può diventare responder con RE.A.C.T.?

Uno degli aspetti più interessanti del sistema trentino riguarda i requisiti di partecipazione.

RE.A.C.T. è rivolto ai cittadini maggiorenni, residenti o presenti in Trentino, che desiderano rendersi disponibili a intervenire in caso di emergenza.

Secondo le informazioni pubblicate da ASUIT, non è obbligatorio possedere una certificazione BLSD, anche se la formazione viene indicata come auspicabile. L’adesione è volontaria e non prevede costi per l’utente.

Per utilizzare il sistema sono necessari:

  • uno smartphone o tablet;
  • una connessione dati;
  • il GPS;
  • l’app RE.A.C.T. installata e configurata;
  • la geolocalizzazione e le notifiche abilitate.

Durante la registrazione vengono inseriti i dati personali e le aree nelle quali si desidera ricevere gli allertamenti. Chi possiede una certificazione BLSD può inoltre indicare nell’app le informazioni relative alla propria formazione.

L’applicazione è disponibile gratuitamente sugli store digitali; sull’App Store risulta sviluppata dall’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata del Trentino.

 

Cosa succede quando viene segnalato un arresto cardiaco?

Il funzionamento di RE.A.C.T. si integra con quello della Centrale operativa e non sostituisce in alcun modo il sistema di emergenza.

La sequenza prevista è particolarmente significativa:

  1. La chiamata arriva alla Centrale operativa

Quando viene segnalato un sospetto arresto cardiaco, la Centrale di Trentino Emergenza attiva immediatamente i mezzi di soccorso.

  1. Il chiamante viene guidato nella RCP

L’operatore fornisce le indicazioni necessarie per iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare in attesa dei soccorsi.

  1. RE.A.C.T. individua i responder nelle vicinanze

Il sistema geolocalizza i cittadini che hanno scelto di rendersi disponibili e che si trovano nell’area dell’emergenza.

  1. Il responder riceve l’allerta

La notifica contiene la posizione dell’evento e quella del DAE più vicino.

  1. Il responder accetta l’intervento

Chi decide di intervenire riceve supporto telefonico dalla Centrale operativa.

  1. Inizia l’intervento sul posto

Il responder può contribuire alla RCP, supportare gli altri presenti e, quando necessario, recuperare e utilizzare il DAE in attesa dell’arrivo dell’ambulanza.

Questa organizzazione permette di creare un collegamento diretto tra centrale operativa, cittadini, DAE e soccorso sanitario.

 

RE.A.C.T. e DAE: perché la geolocalizzazione è fondamentale

Una delle funzioni più importanti dell’applicazione è la possibilità di individuare il defibrillatore più vicino.

La presenza di un DAE, infatti, è realmente efficace se il dispositivo può essere raggiunto rapidamente, è accessibile e viene utilizzato tempestivamente quando indicato.

Per questo la mappatura dei defibrillatori rappresenta una componente essenziale dei sistemi di cardioprotezione.

In Trentino esiste un’apposita Anagrafe provinciale dei DAE, attraverso la quale vengono raccolte informazioni come posizione del dispositivo, caratteristiche, marca e modello e orari di accessibilità. Questi dati consentono alla centrale operativa di individuare il DAE più vicino in caso di emergenza.

RE.A.C.T. porta questo principio direttamente sullo smartphone del responder: non è sufficiente sapere che esiste un defibrillatore sul territorio; in un’emergenza bisogna sapere rapidamente dove trovarlo e come raggiungerlo.

 

Il Trentino entra in una rete italiana sempre più ampia

L’introduzione di RE.A.C.T. non rappresenta un caso isolato.

Come abbiamo già approfondito in un precedente articolo dedicato alle applicazioni per arresto cardiaco e DAE, negli ultimi anni diverse realtà italiane hanno sviluppato sistemi digitali per mettere in comunicazione centrali operative, responder e defibrillatori.

Tra gli esempi rientrano DAE RespondER in Emilia-Romagna, DAE Marche, DAE FVG e ValDAE in Valle d’Aosta, oltre ad altre piattaforme con caratteristiche differenti.

RE.A.C.T. si inserisce quindi in un percorso più ampio: quello della trasformazione digitale della risposta all’arresto cardiaco.

Un dato interessante è che la stessa ASUIT indica nei propri materiali che il software alla base di RE.A.C.T. è stato messo a disposizione dalla Regione Emilia-Romagna, già dotata del sistema DAE RespondER.

Il modello che sta emergendo è quindi quello di una rete nella quale la tecnologia non sostituisce il soccorso sanitario, ma accorcia la distanza tra l’emergenza e le prime persone in grado di intervenire.

 

Una app non sostituisce la formazione BLSD

L’arrivo di sistemi come RE.A.C.T. non significa che la tecnologia possa sostituire la formazione.

Al contrario, una rete di responder realmente efficace ha bisogno di persone che sappiano riconoscere un arresto cardiaco, allertare correttamente il sistema di emergenza, eseguire una RCP e utilizzare un DAE.

Il fatto che per RE.A.C.T. non sia obbligatorio possedere una certificazione BLSD amplia il numero di cittadini che possono rendersi disponibili, ma la formazione pratica rimane uno degli strumenti più importanti per aumentare sicurezza e capacità di intervento.

Sapere cosa fare nei primi minuti permette infatti di trasformare una notifica sullo smartphone in un intervento concreto.

È questo il punto centrale della cardioprotezione: non basta avere un defibrillatore disponibile. È necessario costruire un sistema nel quale DAE, persone formate, sistemi di allerta e soccorso sanitario siano collegati tra loro.

 

Dalla tecnologia alla cardioprotezione: una rete che può salvare vite

L’introduzione di RE.A.C.T. in Trentino rappresenta un ulteriore segnale di come la gestione dell’arresto cardiaco stia evolvendo.

Il DAE non è più soltanto un dispositivo collocato in una palestra, in un’azienda, in una scuola o in un luogo pubblico e la formazione BLSD non è più un elemento isolato.

Inoltre, le centrali operative possono oggi utilizzare strumenti digitali per individuare più rapidamente le risorse presenti sul territorio.

La vera innovazione nasce dall’integrazione di tutti questi elementi.

Una persona chiama il 112.
Un operatore riconosce il possibile arresto cardiaco.
I soccorsi vengono attivati.
Un responder nelle vicinanze riceve una notifica.
L’app indica dove si trova il DAE.
La RCP può iniziare prima dell’arrivo dell’ambulanza.

Ogni anello contribuisce a ridurre il tempo necessario per intervenire.

Ed è proprio questo il valore dei sistemi di allerta per i First Responder: portare la catena della sopravvivenza il più vicino possibile alla persona colpita dall’arresto cardiaco.

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