Dalla cardioprotezione sui treni ai programmi etici che trasformano ogni salvataggio in un gesto di solidarietà: durante la fiera Ambiente Lavoro di Bologna, Simone Madiai, CEO di EMD112, è stato intervistato da Il Sole 24 Ore per raccontare la visione, i risultati e i progetti futuri dell’azienda nel mondo della sicurezza cardiaca.
Un’occasione importante per parlare non solo di tecnologia e defibrillatori, ma soprattutto di cultura della prevenzione, responsabilità sociale e diffusione della cardioprotezione in Italia.
Forward Hearts e Save di Beat: quando un salvataggio genera nuova sicurezza
Tra i temi centrali affrontati durante l’intervista ci sono stati i programmi etici sviluppati da EMD112: Forward Hearts e Save di Beat.
Si tratta di iniziative nate con un obiettivo preciso: trasformare un evento drammatico come un arresto cardiaco in un’opportunità concreta per proteggere altre vite.
Il funzionamento è semplice ma profondamente significativo: quando una persona viene salvata grazie all’utilizzo di un DAE, riceve a sua volta un defibrillatore da donare.
È quindi proprio la persona salvata a scegliere a chi destinare il dispositivo, contribuendo così a creare una nuova rete di cardioprotezione.
La donazione può avvenire in modo pubblico oppure anonimamente, nel pieno rispetto della privacy e della sensibilità personale.
Questo modello crea un circolo virtuoso basato sulla solidarietà, sulla gratitudine e sulla consapevolezza di quanto la presenza di un defibrillatore possa fare la differenza nei primi minuti di un’emergenza cardiaca.
Cardioprotezione sui treni Italo: 11 vite salvate dal 2020
Nel corso dell’intervista, Simone Madiai ha parlato anche di uno dei progetti significativi significativi sviluppati da EMD112: la cardioprotezione dei treni Italo.
I treni della compagnia sono infatti dotati di defibrillatori e protocolli di emergenza cardiaca sviluppati per intervenire rapidamente in caso di arresto cardiaco improvviso.
Proprio la scorsa settimana si è verificato un nuovo intervento salvavita a bordo di un treno Italo: si tratta dell’undicesimo salvataggio registrato dall’avvio del progetto nel 2020.
Un dato particolarmente rilevante se confrontato con le statistiche nazionali: 11 persone salvate su 16 tentativi di rianimazione, con una percentuale di successo vicina al 70%; decisamente superiore alla media italiana di sopravvivenza che si attesta intorno al 6,6%.
Questi numeri evidenziano quanto la presenza di un DAE, insieme a una rete organizzata di cardioprotezione e personale formato, possa incidere concretamente sulle possibilità di sopravvivenza.
Arresto cardiaco: il tempo è il fattore più importante
Quando si verifica un arresto cardiaco improvviso, ogni minuto è fondamentale.
Senza un intervento tempestivo con massaggio cardiaco e defibrillatore, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono rapidamente.
Per questo motivo, la diffusione dei DAE nei luoghi pubblici, nelle aziende, nei mezzi di trasporto e negli ambienti quotidiani rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per aumentare le possibilità di salvataggio.
L’esperienza maturata da EMD112 dimostra che investire nella cardioprotezione non significa soltanto rispettare normative o installare dispositivi, ma creare una vera cultura della prevenzione.
Il futuro della cardioprotezione passa dalle famiglie
Guardando ai prossimi anni, Simone Madiai ha anticipato durante l’intervista uno dei temi su cui EMD112 concentrerà gran parte del proprio impegno: la cardioprotezione domestica.
A breve partirà infatti la campagna “Home and Family”, un progetto pensato per sensibilizzare le famiglie sull’importanza di proteggere gli ambienti domestici.
Il tema è particolarmente rilevante perché circa l’80% degli arresti cardiaci in Italia avviene tra le mura di casa.
“Il defibrillatore in casa dovrebbe essere visto come un vero e proprio elettrodomestico salvavita: uno strumento che può fare la differenza nei primi minuti di un’emergenza cardiaca.” — Simone Madiai
Questo significa che, molto spesso, il primo intervento non avviene in un luogo pubblico o in un ambiente sanitario, ma direttamente da parte di familiari, amici o persone presenti in casa al momento dell’emergenza.
Diffondere la presenza dei defibrillatori anche negli ambienti domestici potrebbe quindi rappresentare uno dei più importanti sviluppi nella prevenzione cardiovascolare dei prossimi anni.
Dalla tecnologia alla cultura della prevenzione
L’intervento di Simone Madiai durante Ambiente Lavoro ha messo in evidenza un concetto chiave: la cardioprotezione non riguarda soltanto i dispositivi, ma soprattutto le persone.
Ogni DAE installato, ogni corso di formazione e ogni progetto etico contribuisce a costruire una società più consapevole e pronta ad affrontare le emergenze cardiache.
I risultati ottenuti nei progetti di cardioprotezione, insieme alle iniziative solidali come Forward Hearts e Save di Beat, dimostrano che investire nella prevenzione può generare un impatto reale e concreto sulla vita delle persone.















































