Ogni anno, in Italia, migliaia di persone assistono a un’emergenza sanitaria senza sapere come reagire. Quando una persona perde improvvisamente conoscenza e smette di respirare normalmente, ogni secondo può fare la differenza. Eppure, molto spesso chi assiste all’evento rimane immobile.
Non si tratta di mancanza di empatia o indifferenza. Nella maggior parte dei casi è il cosiddetto blocco del soccorritore, una risposta psicologica che impedisce di agire anche quando si vorrebbe aiutare.
La paura di sbagliare, di fare male alla vittima o di avere conseguenze legali rappresenta ancora oggi uno dei principali ostacoli alla diffusione della cardioprotezione.
La buona notizia è che queste paure, nella maggior parte dei casi, non trovano riscontro nella realtà. Conoscere come funziona un DAE e sapere cosa prevede la normativa italiana può aiutare a superare questo blocco e, soprattutto, a salvare una vita.
Cos’è il blocco del soccorritore?
Il blocco del soccorritore è una reazione emotiva e psicologica che può manifestarsi quando ci si trova improvvisamente davanti a un’emergenza.
Il cervello viene sopraffatto dallo stress e dall’imprevedibilità della situazione. Di conseguenza possono comparire:
- paura di sbagliare;
- timore di peggiorare le condizioni della persona;
- ansia di assumersi una responsabilità troppo grande;
- incapacità di decidere rapidamente cosa fare;
- convinzione che sia meglio aspettare l’arrivo dei soccorsi.
Questa reazione è assolutamente normale e può colpire chiunque, indipendentemente dall’età o dalla preparazione.
Tuttavia, nel caso dell’arresto cardiaco, non fare nulla rappresenta il rischio maggiore.
Perché si ha paura di usare un defibrillatore?
Uno dei falsi miti più diffusi riguarda proprio il defibrillatore.
Molte persone credono che sia uno strumento complesso, destinato esclusivamente ai medici o ai soccorritori professionisti.
In realtà, il Defibrillatore (DAE) è stato progettato proprio per essere utilizzato anche da personale non sanitario.
Durante il suo utilizzo:
- analizza automaticamente il ritmo cardiaco;
- stabilisce se è necessario erogare la scarica;
- impedisce tecnicamente di erogare una scarica se non serve;
- guida il soccorritore con istruzioni vocali semplici e chiare.
In altre parole, non è possibile “dare una scarica per errore” a una persona che non ne ha bisogno.
Il DAE è uno strumento progettato per ridurre al minimo la possibilità di errore umano.
“E se faccio più danni?”
È probabilmente la domanda che ogni soccorritore occasionale si pone.
La risposta è semplice: in caso di arresto cardiaco, il rischio maggiore è non intervenire.
Quando il cuore si ferma, infatti, il sangue non raggiunge più cervello e organi vitali.
Per ogni minuto che passa senza rianimazione cardiopolmonare e senza defibrillazione, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono sensibilmente.
Intervenire tempestivamente con:
- chiamata al 112;
- massaggio cardiaco;
- utilizzo del DAE;
può aumentare in modo significativo le possibilità di sopravvivenza della vittima.
Anche un massaggio cardiaco non perfetto è generalmente preferibile all’assenza totale di intervento.
Cosa dice la legge? Chi soccorre è tutelato
Un’altra delle paure più frequenti riguarda le possibili conseguenze legali.
Molti pensano:
“E se la persona muore? Potrei essere denunciato?”
Questa convinzione frena numerosi potenziali soccorritori.
La normativa italiana, però, va nella direzione opposta.
Con l’entrata in vigore della Legge 4 agosto 2021 n. 116, che promuove la diffusione dei defibrillatori semiautomatici e automatici, è stato ulteriormente rafforzato il principio secondo cui chi interviene in buona fede per prestare soccorso è tutelato dalla legge, purché agisca secondo le proprie conoscenze e senza comportamenti gravemente imprudenti.
La legge ha inoltre ampliato l’accesso ai DAE, consentendone l’utilizzo anche ai cittadini non specificamente formati, quando ciò sia necessario per prestare un soccorso tempestivo in attesa dell’arrivo del Sistema di Emergenza Sanitaria.
In altre parole, la normativa italiana punta a favorire l’intervento precoce e a ridurre il timore di utilizzare un defibrillatore.
Il DAE può essere utilizzato anche da chi non ha seguito un corso?
Sì. La normativa italiana consente l’utilizzo del DAE anche ai cittadini non formati quando si verifica un arresto cardiaco e non è presente personale qualificato.
Naturalmente, frequentare un corso BLSD rimane la scelta migliore perché permette di acquisire maggiore sicurezza e preparazione pratica.
Ma l’assenza di una formazione specifica non deve impedire di intervenire, soprattutto quando il defibrillatore è disponibile e ogni minuto è determinante.
Come superare il blocco del soccorritore
La paura non si elimina completamente, ma può essere gestita.
Ecco alcuni elementi che aiutano a intervenire con maggiore serenità:
- conoscere i sintomi dell’arresto cardiaco;
- sapere come attivare correttamente il 112;
- imparare le basi della rianimazione cardiopolmonare;
- partecipare a un corso BLSD;
- familiarizzare con il funzionamento di un DAE;
- ricordare che il defibrillatore guida passo dopo passo il soccorritore.
Più aumenta la conoscenza, minore sarà il rischio che la paura prenda il sopravvento.
La cardioprotezione nasce dalla cultura, non solo dalla tecnologia
Installare un defibrillatore è fondamentale, ma da solo non basta.
Un territorio realmente cardioprotetto è quello in cui le persone sanno riconoscere un arresto cardiaco e si sentono in grado di intervenire senza lasciarsi bloccare dalla paura.
Per questo motivo è fondamentale investire nella diffusione della cultura del primo soccorso, nella formazione BLSD e nella sensibilizzazione della popolazione.
Ogni cittadino informato può diventare il primo anello della catena della sopravvivenza.
Il blocco del soccorritore è una reazione umana, ma non deve trasformarsi in un ostacolo insormontabile.
Sapere che il DAE è progettato per essere sicuro, che la legge tutela chi presta soccorso e che ogni minuto può salvare una vita rappresenta il primo passo per costruire una vera cultura della cardioprotezione.
Perché, davanti a un arresto cardiaco, la differenza tra assistere e intervenire può coincidere con la possibilità di dare a qualcuno una seconda occasione.
Posso usare un DAE anche se non sono un medico?
Sì. In Italia il DAE può essere utilizzato anche da personale non sanitario e, nei casi previsti dalla normativa, anche da cittadini non formati. Il dispositivo analizza autonomamente il ritmo cardiaco e autorizza la scarica solo quando è realmente necessaria.
Posso essere denunciato se provo a soccorrere una persona in arresto cardiaco?
La normativa italiana tutela chi presta soccorso in buona fede e utilizza il DAE secondo le proprie conoscenze e seguendo le indicazioni del dispositivo. L’obiettivo della legge è favorire l’intervento tempestivo e aumentare le possibilità di sopravvivenza.
Se sbaglio il massaggio cardiaco posso peggiorare la situazione?
Durante un arresto cardiaco la persona è in una condizione di estrema gravità. In assenza di rianimazione, le probabilità di sopravvivenza diminuiscono rapidamente. Per questo motivo iniziare il massaggio cardiaco è generalmente molto più utile che non fare nulla.
Il DAE può dare la scarica a una persona che non ne ha bisogno?
No. Il defibrillatore automatico analizza il ritmo cardiaco prima di ogni eventuale scarica e impedisce l’erogazione se non rileva un ritmo defibrillabile.
Come posso vincere la paura di intervenire?
La soluzione migliore è informarsi e partecipare a un corso BLSD. Conoscere le procedure, provare il massaggio cardiaco su un manichino e vedere da vicino il funzionamento di un DAE aumenta significativamente la sicurezza e riduce il blocco del soccorritore.
















































