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“Solo dopo averlo vissuto in prima persona ho capito quanto siano importanti i DAE”: la testimonianza di Piero, sopravvissuto a un arresto cardiaco durante un’uscita in bici

Dall'arresto cardiaco al ritorno a casa: la storia di Piero dimostra quanto possano fare la differenza la rianimazione cardiopolmonare, un DAE e una rete di First Responder. Dopo aver commentato il nostro articolo su Instagram, abbiamo raccolto la sua testimonianza per sensibilizzare sempre più persone sull'importanza della cardioprotezione.

Ci sono storie che meritano di essere raccontate direttamente dalla voce di chi le ha vissute.

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato sul blog di EMD112 un articolo dedicato al salvataggio di un ciclista colpito da arresto cardiaco durante un’uscita in bicicletta a Regnano, in provincia di Reggio Emilia.

Poco dopo la pubblicazione, sotto al post condiviso sui nostri canali social, è comparso un commento speciale: era proprio il protagonista di quella vicenda.

Si chiama Piero Catellani, ha 55 anni, è uno sportivo e oggi è tornato a casa. È stato lui a commentare il nostro post, dicendo di essere la persona protagonista della vicenda che avevamo raccontato, lo abbiamo quindi contattato per approfondire la sua storia.

Da quel messaggio è nata una telefonata che ci ha permesso di ascoltare la sua esperienza direttamente dalla sua voce.

Quella che segue non è soltanto la cronaca di un arresto cardiaco.

È la testimonianza di una persona che oggi può raccontare ciò che è successo grazie a una catena della sopravvivenza che ha funzionato alla perfezione.

 

“Quel giorno ero con gli amici. È stata la mia fortuna.”

Il 18 luglio, Piero stava partecipando a una normale uscita in bicicletta insieme ad alcuni amici. Durante una breve sosta, senza alcun preavviso, il suo cuore si è fermato.

O almeno così è stato per chi era con lui.

Di quei momenti Piero non conserva alcun ricordo.

“Ricordo tutto fino a circa mezz’ora prima che accadesse. Poi c’è un vuoto: non ricordo nulla dell’arresto cardiaco né di buona parte della giornata successiva. I ricordi hanno iniziato a tornare gradualmente e, dalla domenica sera, ero di nuovo completamente lucido.”

Se quel giorno fosse stato da solo, probabilmente oggi la sua storia sarebbe molto diversa.

Piero ci ha raccontato che spesso esce in bicicletta anche da solo.

Quel sabato, però, era in compagnia di alcuni amici, e questo si è rivelato decisivo.

Sono stati proprio loro a riconoscere immediatamente la gravità della situazione, ad allertare il sistema di emergenza e a iniziare senza esitazione il massaggio cardiaco.

Una rianimazione cardiopolmonare che sarebbe durata 12 minuti, mantenendo il sangue ossigenato diretto al cervello fino all’arrivo dei soccorsi.

 

Dodici minuti di RCP che hanno protetto il cervello

Mentre gli amici praticavano il massaggio cardiaco, la Centrale Operativa ha attivato il sistema DAE RespondER.

La notifica è arrivata ai telefoni di Giovanni Scazzieri e Omar Gualandri, volontari della Croce Rossa e First Responder.

I due hanno recuperato rapidamente il defibrillatore presente in paese e hanno raggiunto Piero nel minor tempo possibile.

È bastata una sola scarica del DAE perché comparissero i primi segni di ripresa.

Successivamente Piero è stato trasportato d’urgenza all’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia.

Oggi, a distanza di pochi giorni, è tornato a casa senza aver riportato danni neurologici.

Un risultato che non è frutto del caso.

La qualità del massaggio cardiaco eseguito dagli amici ha infatti consentito al cervello di continuare a ricevere sangue e ossigeno durante l’arresto cardiaco, preservandone le funzioni fino al ripristino del battito.

Nei giorni successivi Piero ha avuto modo di sentire telefonicamente Giovanni e Omar per ringraziarli. Da quella telefonata è nato un legame speciale, che presto si trasformerà in un incontro.

Quando si sarà ripreso completamente, si ritroveranno infatti a pranzo insieme anche agli amici che erano con lui durante l’uscita in bicicletta. Il luogo scelto non è casuale: il ristorante vicino al punto in cui tutto è accaduto, lo stesso dove, pochi minuti prima dell’arresto cardiaco, il gruppo si era fermato semplicemente per bere un po’ d’acqua.

Un pranzo dal forte valore simbolico, che rappresenta il modo più bello per celebrare una storia che, grazie alla tempestività dei soccorsi e al lavoro di squadra, ha avuto un lieto fine.

 

I primi segnali erano arrivati due settimane prima

Durante la nostra conversazione, Piero ci ha raccontato un particolare importante.

Circa due settimane prima dell’arresto cardiaco aveva iniziato ad avvertire un insolito bruciore allo sterno e alcune alterazioni del battito cardiaco.

Non ha ignorato quei sintomi.

Ha contattato il proprio medico di medicina generale e successivamente il cardiologo, mostrando anche gli esiti di una prova da sforzo.

Dopo il ricovero sono stati effettuati ulteriori accertamenti che hanno evidenziato la presenza di aritmie maligne, motivo per cui i medici hanno deciso di impiantargli un defibrillatore sottocutaneo, una scelta fondamentale per ridurre il rischio di nuovi episodi.

Questa parte della sua esperienza ricorda quanto sia importante non sottovalutare mai sintomi insoliti come dolore toracico, alterazioni del ritmo cardiaco o sensazioni persistenti di malessere, soprattutto durante l’attività fisica.

 

«Solo dopo ho capito quanto siano importanti i DAE»

Tra tutti i passaggi della nostra intervista, ce n’è uno che racchiude perfettamente il senso della cardioprotezione.

Quando gli abbiamo chiesto se, prima di questa esperienza, avesse mai riflettuto sull’importanza della diffusione dei defibrillatori sul territorio, Piero ci ha risposto:

“Solo dopo averlo vissuto in prima persona ho capito quanto siano importanti i DAE.”

Una frase semplice, ma estremamente significativa.

Spesso si tende a considerare i defibrillatori come dispositivi destinati a eventi eccezionali o lontani dalla propria realtà.

La storia di Piero dimostra esattamente il contrario.

L’arresto cardiaco può colpire anche una persona sportiva, durante una normale uscita in bicicletta, e avere un defibrillatore disponibile nelle vicinanze può fare la differenza tra la vita e la morte.

 

Dall’esperienza personale all’impegno per la cardioprotezione

Questa esperienza ha inevitabilmente cambiato il modo di vedere le cose.

Piero ci ha raccontato di essersi già attivato per promuovere una maggiore cultura della cardioprotezione nei contesti che frequenta quotidianamente.

Lo farà nel suo lavoro, dove opera nella Polizia Locale, e all’interno della scuola di mountain bike di cui fa parte, contribuendo a sensibilizzare colleghi, collaboratori, ragazzi e famiglie sull’importanza dei DAE, della formazione al primo soccorso e della diffusione della cardioprotezione.

La sua esperienza dimostra come un evento tanto drammatico possa trasformarsi in un’opportunità per aiutare altre persone, affinché siano sempre di più i cittadini preparati a intervenire in caso di arresto cardiaco.

 

Una storia che dimostra il valore della catena della sopravvivenza

La vicenda di Piero è un esempio concreto di come ogni anello della catena della sopravvivenza sia indispensabile.

Gli amici hanno riconosciuto immediatamente l’emergenza.

Hanno iniziato la rianimazione cardiopolmonare senza perdere tempo.

I First Responder sono stati allertati tramite l’App DAE Responder.

Il defibrillatore è arrivato rapidamente sul posto.

I sanitari hanno poi completato il percorso di cura in ospedale.

Quando tutti questi elementi funzionano insieme, le probabilità di sopravvivenza aumentano in modo significativo.

Ed è grazie a questa rete che oggi Piero può raccontare la sua storia.

 

Una testimonianza che vale più di mille statistiche

Nel parlare di arresto cardiaco ci si concentra spesso su numeri, percentuali e protocolli.

Sono informazioni fondamentali, ma a volte rischiano di far dimenticare ciò che conta davvero: dietro ogni intervento riuscito c’è una persona che torna dalla propria famiglia, dagli amici e alla propria vita.

La storia di Piero ci ricorda anche un’altra cosa: la cardioprotezione non riguarda solo chi viene soccorso, ma coinvolge tutti. Gli amici che iniziano il massaggio cardiaco, i First Responder che rispondono a una notifica, i volontari che recuperano un DAE, i professionisti sanitari che completano il percorso di cura. Ognuno svolge un ruolo fondamentale.

Ringraziamo Piero Catellani per aver scelto di condividere con noi la sua esperienza e gli auguriamo di tornare presto a pedalare in serenità.

Perché ogni testimonianza come la sua può contribuire a diffondere una maggiore cultura della cardioprotezione e, un domani, aiutare a salvare un’altra vita.

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